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Blue and sentimental (Count Basie & Orchestra)

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Storia d'amore della notte evasa
Non mi ingannano i forni della provincia:
i biscotti già prendono a gonfiarsi, si alza l'odore
e sento che da quest'attesa nascerà la poesia della notte evasa
che si cala giù sulle tempie tali e quali a praterie.
Cancellerò molte righe, nell'insicurezza
penserò che è il momento, poi esiterò
mentre tutto è gia accaduto e bevo l'ultimo sorso
mentre la stupìta orbita degli occhi
sa che dovrà separarsi dalla visione
il mio piede e la mia mano tremano automatici e raccolti
come si canta un inno.
come si inceppa un tasto.
g.

http://www.flickr.com/photos/allintensivepurposes/2480055556/
Storia d'amore del silenzio e della bambina
Sull’erba i fotoni ,lo sai
vanno giù bene come alcune canzoni:
ora preme il dente del sole sulla pelle dei prati
così che ne escono 100 papaveri l’ora.
Dovrei desistere con sano disimpegno
alla parola. Fare la poesia del silenzio e passare in rassegna
le finestre bianche cogli incroci orizzontali e verticali.
Non cercare altra vetta più somma che la semplice linea che si tocca:
il bianco e la visione attraverso.
Oh, respira!
ti trovo unico grano di suono nel vaso di vetro verdone
nel tuono coagulato della storia
del partire.
Era la storia della bambina, non fatta in tempo a uscire dalla stanza
della porta sbattuta più volte sulla testa
la festa occlusa degli occhi, se vuoi
puoi bagnarti del platino lucido, le plastiche del glamore violaceo
sono bruciate come incensi all’altare
pettinate scrime di venticinquenni.
Sto stancando le parole a dire -parto-
che vadoviadiqui e ovunque
si dirama una pupilla assolata
uno spicchio, una ironica paura.
Lontano, noi disegnati in un fumetto, pronunciamo cose
che riguardano la meraviglia
nuvole di fumo ed esclamazioni
lontano
Ecco sto per perdermi
ho dimenticato gli intenti
sento ancora frusciare un po’ di innocenza
sento ancora un sorriso che vuole suonare
lenti dirigibili sorvolano gli occhi.
g.
di ROSSANO ASTREMO mi recherò nel bar che in questi mesi ha dato sfogo ai miei vizi e berrò una sambuca seduto attorno ad un tavolino dalla forma tonda, dal color argento, e leggerò ad alta voce alcuni versi di Amelia Rosselli: “Il lutto rima a nulla! Era per te che cadevo e rinascevo. Questa miseria e questa canzone sono morti”. Prima di sparire pubblicherò un annuncio sul blog che ho curato in questi cinque anni: “Le trasmissioni sono interrotte e non è detto che riprenderanno”. Prima di sparire chiamerò mia madre, le detterò l’indirizzo al quale potrà inviare le sue lettere, la pregherò di non comunicarlo a nessuno, la ringrazierò per tutto l’amore datomi e la congederò con la promessa di essere con lei nel giorno del festeggiamento del suo sessantesimo compleanno: “Ci ritroveremo e tutto sarà meno infernale”. Prima di sparire farò una doccia della durata di due ore, nella quale canterò con tutta la forza concessami i pezzi che hanno scandito le tappe progressive di questo mio recente percorso di vita: “Chiunque starà con me Prima di sparire andrò dalla donna che amo, le accarezzerò i capelli, sfiorerò il bianco angelico che copre una zona del suo teschio, poi mi volterò senza proferire parola, come milioni di altre volte ci doneremo le spalle, allontaneremo in progressione i nostri corpi: “Così i bambini giocano a non ridere per primi guardandosi negli occhi e alcuni sono così bravi che diventano tristi per la vita intera”.
DUE COSE, ANZI TRE:
HO COMPRATO QUESTO GIOCATTOLO
http://www.lomography.com/diana/content/plus-features/images/plus_features.jpg
HO LETTO QUESTA POESIA
http://vertigine.wordpress.com/2008/05/06/come-ungaretti-scrivo-una-poesia-nel-giorno-del-mio-compleanno/
HO AVUTO UNA SENSAZIONE DI APPARTENENZA

http://www.flickr.com/photos/allintensivepurposes/2239360299/
Prima di sparire
d’ora in poi
dovrà avere qualcosa di te
che ora vivi lontana”.

http://www.flickr.com/photos/deyone/2366468529/

http://www.flickr.com/photos/jgual/2434738840/
"e poi
di che parliamo
trasvola sopra l'ultima papilla la farfalla e la lingua la spilla
e ripeschiamo l'oh dello stupore col quale incorniciamo
il fragile leggero di quel che non diciamo"
(da ALLONTANANDO, di Battisti-Panella)
Storia d'amore del cinema russo
I cinema in cui ti addormenti, le strade vuote dove nascono le poesie
sono la stessa visione. I prati di russia, le pellicole come le giungle e come il carbone si infrattano nelle unghie, si mischiano al sangue.
ti avrei detto molte volte, come dalla cabina di Carver:
ci osserviamo e per un poco non succede nulla.
Tutto è prolungato
cincischiano gli angoli, fanno paura
fanno saltare i bambini come saltano la corda
fanno tremare gli occhi come i pacchetti regalo
Io non voglio pensare
a questo moncherino di coda
a questo tasso alcolico pianeggiante
che è la passeggiata che ci separa.
g.

"Poison Heart" la biografia di Dee Dee Ramone
Capitolo primo. Estratto
Se c'è una logica in questa vita, mi piacerebbe sapere qual è. Sono un'altra volta al Chelsea di New York City. Ho preso un sacco di droghe in questo albergo. Ora sto cercando di smettere proprio in questo albergo. Strano, no?
Mancano due settimane al mio compleanno. E da due settimane sto cercando di smettere di farmi di metadone, che è la droga che dà maggiore assuefazione. Per me è la prova più dura, lo posso dire. Sta diventando quasi un'esperienza. Tutti i demoni del mio passato sono qui a tormentarmi. Dicono che il Chelsea Hotel è abitato dai fantasmi. Sono d'accordo. Una libellula sta volando intorno nella mia stanza. E' una libellula donna. Come Connie, uno dei miei demoni di tanto tempo fa.
Lei volò proprio nella mia stanza, qui, diciassette anni fa, senza preoccuparsi di bussare; spalancò semplicemente la porta urlando maledizioni al mio indirizzo. Connie era molto, molto ubriaca. Alla fine le sarebbe passata e si sarebbe addormentata, ma prima di farlo distrusse tutto. Ruppe una bottiglia di champagne sul termosifone e poi cercò di uccidermi con quella, sventolandomi davanti al collo i cocci di vetro. Finalmente si stancò e tirò la bottiglia contro la finestra, distruggendo anche quella. E quello fu il suo modo di darmi la buona notte: "Vaffanculo. E' finita. Vai a dormire". Così mi infilai sotto il lenzuolo. La mattina dopo ci comportammo come se tutto fosse normale. Ci tirammo su insieme il meglio che potevamo per scendere le scale fino in strada, prendere un taxi fino al Lower East Side e cercare di comprare un po' di droga da qualcuno. Era il 1974 o il 1975. Connie era una "go-go dancer". Io già militavo nei Ramones. Eravamo tutti e due tossicodipendenti. Adesso è l'inizio degli anni '90 (...) e sto cercando di spedire tutti i merdosi ricordi che ho di questo hotel dritti all'inferno (...).
...
Quello che capisco ora è che ho sprecato un sacco di energie preoccupandomi per nulla. Probabilmente perchè mi sentivo un nulla. I miei genitori erano orribili. Le loro vite erano totalmente caotiche e mi sentivo come se dessero la colpa a me.
Mia madre era una casalinga alcolizzata, completamente schiava dei suoi sbalzi d'umore, durante i quali avrebbe potuto camminare agitando i pugni nell'aria, o buttarsi a terra e sbatterli sul pavimento, solo per far capire a chi era intorno che era arrabbiata e di non romperle i coglioni. Lei chiamava se stessa Tony, che è abbastanza stupido come chiamare me Dee dee, se ci pensate. Oltre ad avere una madre che era molto simile a Connie, la mia ragazza del periodo in cui iniziarono a suonare i Ramones nei primi anni '70, avevo un debole per un padre, che somigliava in parte anche lui a Connie e in parte alla persona che sarei diventato. Mia madre incontrò mio padre dopo la Seconda Guerra Mondiale a Berlino, dove lui era di stanza con l'esercito americano. Si inammorarono e si sposarono. Mio padre aveva 38 anni e mia madre solo 17. Al tempo in cui nacqui io, mio padre era diventato sergente maggiore ed ogni due anni la famiglia doveva muoversi da una merdosa città della Germania all'altra.
Ho visto delle foto del matrimonio dei miei a Berlino e sembravano proprio una bella coppia. Mia madre era molto bella, glielo devo concedere, e mio padre era un uomo carino. Credo che vivere durante la Guerra abbia completamente fottuto il cervello a tutti e due. (...)
Mia madre era nata una domenica del 1932 a Berlino, in un ospedale costruito da Federico il Grande. Aveva due anni quando Hitler prese il potere nel 1933. Era un periodo terribile. Comunisti e nazisti si sparavano gli uni con gli altri per le strade.
A scuola non era facile. Ogni giorno insieme alle compagne di classe doveva rendere omaggio alla bandiera. Alzare il braccio nel saluto nazista e cantare "Deutschland Deutschland Uber Alles" e "Die Faderland". "Deutschland Deutschland Uber Alles" significa "Germania, Germania al di sopra di tutto" e si dice l'abbia scritta Horst Wessel, un misero berlinese che più tardi sarebbe diventato nazista. (...)
Quando iniziò la Guerra mia madre aveva otto anni e con la guerra arrivarono le tessere per razionare il cibo e i posti di blocco. Gli ebrei furono costretti a portare una croce gialla sui vestiti. Poi arrivò la Notte dei Cristalli, la notte nella quale gli ebrei furono attaccati dentro le loro case e per le strade. Mia madre si ricordava delle grida. Era un ragazzina, non ce l'aveva con nessuno ed era spaventata.
Poi arrivarono tre anni di bombardamenti. Ad ognuno che avesse un'età compresa fra i 14 e gli 84 anni fu ordinato di difendere la città. Mia madre aveva 14 anni quando la guerra finì. La città era piena di cadaveri, ovunque. Il fiume era pieno di cadaveri. Mia madre aiutò a bruciarli. C'era una piscina al coperto nella base militare a Berlino che io scoprii proprio quando avevo 14 anni. "Mamma, è bellissima", le dissi a proposito della piscina. "Perchè non vieni a farti un bagno con me e Beverly?"
"Oh, no Douglas. Non potrei proprio".
"Perchè no mamma?", le chiesi.
"Perchè mi ricordo di quella piscina dopo la guerra. Era piena di sangue dei cadaveri e delle carcasse dei cavalli".
Alcuni dei miei primi ricordi risalgono all'epoca di quando avevo sei anni e vivevamo a Monaco, i n Germania, in un'altra base militare. Mi ricordo di un sacco di terribili litigate da ubriachi fra i miei genitori. Una volta fui letteralmente svegliato dal rumore che veniva dalla stanza da pranzo. Mi alzai dal letto per andare a vedere. Mio padre era seduto sopra a mia madre e la stava prendendo a schiaffi. entrambi stavano gridando e tenendo sveglio l'intero palazzo. La mattina dopo ognuno si comportava come se nulla fosse. (...) Comunque, mia madre è stata quella che mi ha introdotto al rock'n roll. Combinava un sacco di casini, ma si vestiva da fica ed aveva un disco di Bill Haley and The Comets ed un altro che si intitolava "I'm Going To Kansas City". Erano i tardi anni '50 e non si potevano ignorare i teenagers in giacchetta nera e capelli imbrillantinati che cazzeggiavano intorno al liceo americano di Monaco, che era proprio vicino all'edificio nel quale vivevo.
Cercai di andare a scuola, ma fui bocciato al primo anno, così mi metteva in imbarazzo tornarci, tranne che all'ora di pranzo, quando nessuno avrebbe potuto vedermi. Mi sarei potuto nascondere tra le fratte e spiare i teenagers andare in giro con le loro radio a transistor. Così era come riuscivo a sentire la musica. Mi innamorai del rock'n roll. Era eccitante e mi sembrava anche provocante. Mi piaceva ogni cosa che fosse così al limite. (...)

Storia d'amore di Irma e Aldo
Al ritorno i cani vagabondi annusano l’erba di aprile.
Diciamo a voce bassa che abbiamo udito il grido di Irma
mentre cade l’amore dalla torre, perché
non ci chiamino giovani sofisticate, o peggio, giovani intellettuali.
( sono solo un cappotto con una persona dentro!)
perché non indovinino ciò che amiamo.
Oh, tremiamo: non sappiamo più dove guardare
da ogni parte preghiamo qualcuno che venga a cercarci
la notte, a pensarci
è sempre dispari.
g.

http://www.flickr.com/photos/allintensivepurposes/966979241/
Lasciamo che i nostri corpi, seguano il destino dei corpi
e facciano la piccola guerra
tutte le parole cadranno domani come un buon autunno
per caso vedremo ancora luccicanti plastiche tra l’erba della strada
a dirci
che siamo gazze
a darci spunti di poesia.
Questo spirito dentro
a un tubetto non sta più nella pelle di uscire
questo amore umano senza delicatezze
ci esplode sui denti come un airbag.
Ora sembra quasi che il mio cervello voglia finalmente tacere
un moto nudo e muto, noto soltanto alla soglia del cielo:
arriva la voce
arriva come il vento nelle porte
ma noi non ascoltiamo più
lasciamo scivolare i calzini e le camicie
ci inoltriamo per una strada scoscesa...
g.


incontrando VITTORIO GIARDINO a Lecce, m'è venuto in mente "2046" di Wong Kar-Wai
e poi l'ho fatto cimentare per la prima volta in un disegno-dedica su pelle!
e così ora ho il polso firmato:

COSE BELLE QUI: http://users.belgacom.net/vittorio_giardino_universe/
COME UN UOVO